Gestire le differenze di cultura per generare valore di Raffaella Bossi Fornarini (MD di Passport e Adjunct Professor Mip)
La capacità di lavorare con successo in un Paese straniero non ha a che fare con la competenza manageriale né con la quantità di esperienze di espatrio o esperienze passate di gestione internazionale. La capacità di produrre risultati in culture nazionali e organizzative diverse dalla propria si basa su un mix di competenze: l’agilità interculturale. Come è possibile evitare che persone competenti e motivate subiscano un calo così forte di produttività?
Le modalità di selezione degli espatriati
Secondo e terzo step: preparazione interculturale e mappatura
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"Elogio della diversità"
(IMJ n° 31) Leggi gli altri articoli dell'IMJ n° 34 (Gennaio - Febbraio 2012)
Alcune indicazioni:
■ E’ frequente verificare un rientro anticipato dei manager espatriati con un duplice impatto negativo: la vanificazione dell’investimento fatto sulla persona e il fallimento del progetto a cui il manager doveva esser parte.
■ Al momento del rimpatrio si registra spesso una difficoltà di reinserimento nel Paese d’origine, che spesso porta il lavoratore a lasciare l’azienda entro due anni dal rientro.
■ I team multiculturali, se non sono gestiti con capacità specifiche, perdono in efficienza sino al 30% rispetto a quelli monoculturali. Al contrario, quelli multiculturali ben gestiti raggiungono risultati fortemente superiori alla media.
■ La percentuale di successo di progetti interculturali è inversamente proporzionale alla complessità interculturale dell’attività.
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