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Expatriates & Long Term Incentive
di Andrea Benigni (Managing Director ECA Italia) Trattenere i propri Top Manager. Convincere i migliori professionisti che l’offerta della nostra azienda rimane la migliore o tra le più competitive in assoluto. Fidelizzare il manager significa da un lato inserirlo in un piano operativo sfidante e di grande stimolo, dall’altro garantirgli un extra bonus che alla fine del piano di riferimento generi un incasso di carattere, normalmente, non ordinario. Un’operazione che trova la sua dimensione e sviluppo all’interno di un arco temporale di 24/36 mesi. Il 2011 è l’anno successivo al peggiore biennio della storia recente, riferendoci all’andamento dell’economia e dei principali parametri macro. Una delle leve utilizzate dalle aziende per resistere alle difficoltà vissute dal loro business è stata incentivare le proprie migliori risorse. Lo strumento tipicamente utilizzato è stato quello del LTI (long term incentive). Ma cosa succede se questo extra bonus viene assegnato ad un espatriato? Cosa succede se il LTI viene assegnato ad un manager che nel corso del periodo di maturazione dell’extra bonus ha realizzato la sua performance all’estero laddove oggi, al momento dell’incasso, lo stesso manager è rientrato in Italia o si trova in un Paese diverso da quello/i in cui ha maturato il bonus? E come tassare il LTI del manager in questione? Riaddebitando, come logico, i pro rata maturati verso i singoli Paesi, si apre un tema di “attrazione fiscale retroattiva nell’host country”? La rilevanza dell’argomento ci ha convinto ad inserirlo come uno dei passaggi innovativi del nostro tradizionale seminar di Ottobre “Lavoro all’estero: il punto sulla normativa” , giunto alla sua quattordicesima edizione. Leggi gli altri articoli dell’ IMJ Luglio - Agosto 2011 n° 31:
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